I colori della protesta

Un Talk organizzato da Color Coloris con The Style Lift

Se ogni colore ha un suo linguaggio, esprime uno stato d’animo, veicola messaggi, diventa strategico nella comunicazione e nel marketing, è inevitabile anche il suo legame con la protesta. I colori della protesta è stato infatti l’argomento di un webinar organizzato il 27 ottobre per indagare sul ruolo del colore, utilizzato efficacemente come manifesto di protesta sociale. Hanno partecipato Ornella Bignami, art director di Elementi Moda e vice-presidente di Color ColorisAntonella Bertagnin, trend forecaster, Marco Pollini, registra cinematografico, Susanna Santini, general manager di Saisei Cashmere. L’incontro è stato moderato da Marco Poli di The Style Lift. 

Spetta a Ornella Bignami ricordare quali sono i colori legati ai vari movimenti di protesta, non tutti con accezioni negative. Il nero, ad esempio, è associato al Black Lives matter, movimento attivista internazionale contro la discriminazione razziale. Il nero inoltre torna ad essere legato all’Afghanistan, agli indumenti neri dietro ai quali viene annullata la personalità delle donne. Il rosa è diventato il simbolo delle donne che chiedono parità e uguali diritti. Il rosso richiama il problema del femminicidio, stigmatizzato dalle scarpette rosse, simbolo della giornata contro la violenza che viene celebrata ogni anno il 25 novembre. Un altro colore entrato con violenza nella vita quotidiana è il giallo: i Gilet Gialli appunto che identificano il movimento di protesta dei lavoratori francesi, ma anche il giallo degli ombrelli alzati dai manifestanti a Hong Kong per difendersi dai lacrimogeni della polizia; nel 2014 fu una protesta pacifica definita appunto Rivoluzione degli Ombrelli, che poi però negli anni successivi ebbe anche risvolti drammatici.

E poi il verde, colore di grande attualità perché legato alla natura e al suo rispetto, e quindi alla sostenibilità, e portavoce dei movimenti ambientalisti. 

Antonella Bertagnin ha ricordato che viviamo in un secolo fragile, pieno di emergenze e di proteste. “La parola protesta – dice – contiene due anime: il significato di rivoluzione/evoluzione e di rivolta. Rivoluzione che contiene evoluzione non è solo dichiarazione di guerra, ma anche di cambiamento. La rivolta invece è una reazione più emozionale, istintiva e sovversiva, la risposta a un sopruso o a una ingiustizia. I suoi colori, spesso fomentati dalla rabbia, sono mono-tono, oppure bi-colore con tinte forti e segnaletiche. 

A parlare del colore nella moda è Susanna Santini, ideatrice della collezione in cashmere Saisei, progetto che parte dalla fibra nobile ma allo stesso tempo si fa portatore di valori. Sono state infatti selezionate aziende in Mongolia che rispettano la naturalità del ciclo della raccolta del cashmere e della sua lavorazione, senza perdere mai di vista le caratteristiche della fibra anche quanto si inserisce il colore, sempre utilizzando pigmenti vegetali. Ecco sfatata l’associazione del cashmere alle tonalità solo naturali. 

Un punto di vista inedito sul colore è quello del regista Marco Pollini: “Il colore è importante per mettere in scena il conflitto interiore di un personaggio – spiega – la sua serenità o turbamento, la rabbia. Già in fase di scrittura del film, si associa il personaggio a un colore e si lavora sulla scenografia e sui costumi. Ad esempio, nel mio recente film La Grande Guerra del Salento, ho scelto i toni dei rossi e degli aranci tipici del territorio, poi il bianco e il nero perché è un film storico in costume”.

In conclusione i relatori sono andati a ruota libera sulle associazioni dei colori a personaggi del cinema. Pollini assocerebbe il nero a Riccardo Scamarcio e il bianco a Nicole Kidman, per Bignami è Anna Magnani che meglio interpreta uno spirito combattente.

Dalla protesta, alla moda, al cinema, il colore mostra grandi potenzialità con risvolti emotivi diversi a seconda di come si associa a persone o eventi. 

The Style Lift

Back to Top