WHITE SHOW TALK

Le performance del jersey: duttile, versatile e “close to the body”

The Style Lift ha presentato, in collaborazione con White, il webinar “Jersey, close to the body” sviluppando l’argomento attraverso gli interventi di Hélène Blignaut, antropologa del linguaggio e dell’evoluzione sociale e docente di master universitari in Italia e all’estero, Piero Giachi, Ceo di Jackytex, Tiziano Guardini, stilista, Francesca Mitolo, founder di Teeshare, e Marco Poli, fondatore di The Style Lift e moderatore dell’incontro. 

Perché parlare di jersey? Perché è un tessuto fluido che sfugge alla staticità dell’ordito e della trama. Duttile e malleabile, morbido, versatile e confortevole, performance che oggi la moda e i consumatori chiedono ai tessuti.

Il jersey abbraccia e si modella sul corpo. “Un corpo nuovo e moderno che – spiega nel suo intervento Hélène Blignaut – sta soffrendo di un discomfort fisico e psicologico. Ora però bisogna ritornare al comfort, gratificare la pelle stessa e andare più in profondità nell’anima. E cosa meglio del jersey risponde all’abbraccio del corpo?”. 

Francesca Mitolo ha spiegato il progetto Teeshare, nato nel 2013 con il coinvolgimento di laboratori italiani, artigiani e pensionati per realizzare t-shirt che diventano un manifesto sociale, una tela bianca da riempire per trasmettere messaggi. “Ho scelto il jersey perché la t-shirt è uno dei miei capi preferiti, democratico anche nei costi e il jersey è funzionale al mio messaggio”. Addirittura t-shirt come “notiziario”, precisa Hélène Blignaut, perché può dare voce, attraverso le scritte e gli slogan, a chi vuole parlare. 

Per ripartire oggi è necessario conciliare la moda con l’ambiente e la natura, unendo rispetto e sperimentazione, come fa appunto Tiziano Guardini, il quale ritiene che “l’ecosostenibilità sia la capacità di percepire la sacralità della vita”, quindi la creazione del capo non è mosso solo dall’intento estetico. “Quello che produciamo è vita, ha delle regole che ci sostengono e ci spingono a generare vita. Il mio progetto è nato con lo scopo di esaltare la vita, tanto che ho utilizzato la seta non violenta, che rispetta il ciclo vitale della farfalla. Il jersey asseconda la libertà di movimento e quando mi è possibile lo inserisco nella mia collezione”.

Piero Giachi è abituato a lavorare con i gruppi del lusso e con designer indipendenti e quindi è allenato alla sperimentazione e alla ricerca. “La nostra mission è trovare nuove soluzioni che nascono dalla fibra mantenendo inalterate le caratteristiche di un prodotto, il jersey appunto, che io preferisco definire tessuto a maglia. I plus sono la naturalità e la leggerezza, la morbidezza e l’elasticità, cioè la capacità di avvicinarsi al corpo. I player della moda ci chiedono performance strutturali e tecniche. E oggi ci sono fili altamente performanti, tecnologie di tessitura innovative, finissaggi che aiutano a cambiare aspetti, mani e risultati di un prodotto, ma a questi vanno aggiunti anche i nuovi parametri di sostenibilità responsabile. Al di là di tutto questo, c’è grande necessità di funzionalità e performance”. 

La collaborazione fra produttore di tessuti e designer è quindi molto forte. “Si parte infatti da una collezione standard – spiega Giachi – per sviluppare poi idee ed esigenze dello stilista. Questa è una grande gratificazione perché ci permette di sondare nuovi territori, soddisfacendo anche le richieste di piccole quantità, in quanto noi nasciamo con il concetto di artigianato industriale e quindi siamo attrezzati anche per gestire ordini contenuti”. 

La liaison aziende-stilisti non si limita solo ai prodotti. Guardini ha lavorato in stretto contatto con le aziende sul tema della sostenibilità per trovare nuovi materiali e fare test. Francesca Mitolo cerca nelle aziende esuberi produttivi da utilizzare per progetti paralleli. 

In chiusura del talk, una domanda sorge spontanea: come si può classificare il jersey? 

E’ più maschile o femminile, è estivo o transtagionale? Quale può essere il capo di jersey passepartout, immancabile in una ipotetica valigia per partire? Secondo Giachi il jersey è trasversale. Inizialmente è stato più orientato verso l’universo femminile, ma poi l’uomo ha scoperto la vestibilità di una camicia o di una giacca in jersey. Dovendo però individuare un capo simbolo, non ha dubbi per la felpa. Secondo Mitolo, il jersey è agender e transtagionale e una t-shirt sta bene con tutto.

Guardini associa la “mobilità” del jersey alla danza e avendo una collezione infinita di t-shirt, la maglietta è tra i suoi capi d’elezione, ma dovendo fare un viaggio…  sceglierebbe un completo in jersey per fare yoga.  

The Style Lift

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